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Da Fumo di China n. 141
giugno 2006


Sulle ali della fantasia
“Il grande Nando” vola ancora più in alto

di Loris Cantarelli

A tutti tocca, prima o poi, raggiungere le Grandi Praterie del cielo: lo sappiamo, anche se non ci rassegniamo. E in alcuni casi, quando capita per un narratore di storie ammirato e amatissimo da tanti anni, fa ancora più male.Pochi giorni prima del grandissimo Alex Toth, lo scorso 11 maggio 2006 ci ha lasciato a quasi 84 anni un altro Grande Vecchio del fumetto italiano: Ferdinando Tacconi. Come ha scritto a caldo l’intraprendente smoky man, “Nando adesso vola alto con sua moglie Lidia, il figlio Rolando e i suoi amati aeroplani”.La commozione suscitata dalla notizia non è certo un caso: FdC aveva incontrato Tacconi per due interviste nel 1981 e più tardi nel 2000 (all’avvio di un periodo particolamente ricco di riconoscimenti) come tutti è rimasta colpita dalla scomparsa di uno dei più grandi autori del dopoguerra, non solo nel panorama italiano e ben al di là del punto di vista lavorativo. Pur volendo evitare il solito panegirico che si dedica agli scomparsi – come del resto sua abitudine – è difficile sfuggire all’uso di superlativi per raccontare una carriera ultradecennale ancora capace di affascinare (quasi quanto la sua voce profonda, per chi l’ha conosciuto di persona).

Nato a Milano il 27 dicembre 1922 e diplomatosi alla Scuola d’Arte Applicata al Castello Sforzesco di Milano, dopo la guerra Tacconi frequenta la Scuola di Nudo all’Accademia di Brera e inizia a lavorare nell’illustrazione presentandosi con la classica cartelletta sotto il braccio da Mondadori (“sono entrato alle 10 della mattina e alle 11 uscivo con il dottor Senn che mi aveva dato da illustrare un racconto per Confidenze di Liala”). Il contatto con il fumetto avviene grazie a un calligrafo (“quello che oggi si chiama letterista”) di nome De Luca che lo indirizza dall’editore Pasquale Giurleo, protagonista proprio in quel 1948 dell’exploit di Pantera Bionda (che suscita violente polemiche, incriminazioni e processi nonché il primo dibattito “ufficiale” sui fumetti, nientemeno che a Palazzo di Giustizia).Dopo Morgan il corsaro nn.1-33 (1948), Miss Diavolo nn.1-28 (1948-49), Jack il pilota nn.1-12 (1949, con Enzo Magni) e Grim l’esploratore nn.1-8 (1949), pubblicati dalla ARC di Giurleo, lavora per Tristano Torelli alle prime 3 serie di Sciuscià nn.1-144 (1949-53), “Verso la libertà” su Albo Bis nn.1-24 (1950), Mignon nn.1-26 (1952, a mezza tinta con Emilio Uberti), le prime 2 serie di Nat del Santa Cruz (1951-53) poi continuate su Sciuscià (1953-55) e su Il piccolo sceriffo (1955-56, con Gianluigi Coppola), El Bravo (1952-53, con Franco Bignotti) su cui realizzava anche “Marino il ragazzo degli abissi” (1953-55), “Bill Boss” su Totem (1955-56), “Cuore indomito” su Albo dello sceriffo (1957-58).

Incontrando Rinaldo Dami, che coordina con Giorgio Bellavitis a Londra il lavoro di alcuni valenti disegnatori per il fiorente mercato britannico, viene chiamato dal Junior Express (il supplemento per ragazzi del Daily Express) a firmare i disegni della versione a fumetti della fortunata trasmissione BBC scritta da Charles Chilton, Journey into space. Contemporaneante inizia il lavoro della Amalgamated Press per la serie Battle of Britain, che è anche il suo primo incontro su carta con gli amati aeroplani (“Mi era sempre paiciuta l’aviazione, ero stato in guerra e avevo visto tante cose...”). È un lavoro realizzato direttamente in Inghilterra, nella casa di un amico dove si trasferisce dal 1955 al 1960 con moglie e figlio, proseguendo tramite Dami una volta tornato a Milano. Più in dettaglio, si tratta di Junior Express (1955-57), Comet (1958-59), Top Spot (1958-59), Thriller Picture Library (1957-59), War Picture Library (1960-68), Air Ace Picture Library (1960-67). In seguito la Amalgamated Press diviene Fleetway House e, oltre alle storie di guerra più tardi tradotte nelle collane Eroica (1962-71) e Super Eroica (dal 1965 agli anni Novanta), Tacconi realizza per Look & Learn tavole a colori settimanali di fumetti a colori, a tempera.

Oltre ai primi lavori per gli editori scolastici, che iniziano finalmente a rinnovare i libri di testo inserendo illustrazioni colorate a tempere e acquarello (“Quel lavoro portava via una buona parte del mio tempo”) a carattere storico, geografico o didattico in genere, gli anni Settanta vedono il ritorno a produzioni italiane: “Ursula” su Jungla nn.35-44 (1970), racconti sparsi per Oltretomba (1971-72), Terror (1971), Il vampiro presenta (1972), I fumettoni (1972), Lo scheletro (1973-74). In particolare “il Nando” approda al Corriere dei Piccoli e in particolare sul Corriere dei Ragazzi (1972-73, con racconti liberi e nel 1974 il primo episodio de L’ombra firmata Castelli), su cui nasce la splendida saga scritta da Alfredo Castelli “Gli Aristocratici” (1973-76) proseguita su Corrier Boy (1976-77) e Zack! (1977-80), tradotta in 13 Paesi e riproposta dall’autunno 1997 (leggermente riveduta e corretta nei testi e nei disegni) su il Giornalino. Nel frattempo, Tacconi realizza copertine e disegni per “Barone Rosso” su Guerra e sesso (1973-74), Dottor Barnard (1976), “Susanna” (1977-78 e 1989) su il Giornalino. Incontra anche Sergio Bonelli, firmando due volumi della celebrata serie cartonata Un uomo un’avventura: “L’uomo del deserto” (1977) e “L’uomo di Rangoon” (1980), in cui inizia un luminoso sodalizio con Gino D’Antonio. Nel frattempo collabora con altri italiani come Sergio Toppi, Dino Battaglia e Milo Manara (che fa il suo nome all’editore) all’Histoire de France en BD a fascicoli per la parte che riguarda la Seconda Guerra Mondiale. “La mia parte saranno una cinquantina di pagine”, ha rivelato Tacconi anni più tardi, “poi hanno proseguito con un’altra pubblicazione per cui ho fatto un solo episodio: sul colonnello Edwin Drake, uno dei primi a trovare il petrolio nel selvaggio West... È stata la prima e ultima volta che mi sono ritrovato a disegnare cavalli!”.

Gli anni Ottanta lo vedono realizzare illustrazioni per alcune riviste scandinave, la biografia di Massimiliano Kolbe “L’uomo del blocco 14” (1982) su il Giornalino, per cui firma anche la smagliante serie “Uomini senza gloria” sulla Seconda Guerra Mondiale (1986-88, 384 tavole da possedere assolutamente) e un ritorno alla fantascienza con il bel trittico di episodi dedicati a “Mac lo straniero” (1983-85) su Orient Express. Seguono i bonelliani Dylan Dog nn.28 (1989), 42 (1990), 76 (1993) e 106 (1995), l’Almanacco del Giallo 1995 e l’Almanacco dell’Avventura 1996, Nick Raider nn.99 (1996), 112 (1997), 123 (1998) e 138 (1999) e, ancora su il Giornalino, “Il sogno di Icaro” (1994, di 240 tavole), la riduzione del celebre film “La grande guerra” (1995) e “Martin Silente” (1995-97).

Negli ultimi anni, un fastidioso problema alla vista lo costringe a limitarsi ai soli layout, per poi abbandonare definitivamente il disegno fino a ripiegare sui soggetti e sceneggiature per Nick Raider.Tra i principali riconoscimenti “ufficiali” ricevuti negli anni, si può citare l’ANAFI alla carriera nel 1993 e la Targa “G d’Oro” nel 2000, nonché una mostra a Prato e una a Roma nel 2000, uno dei più belli Profili nel catalogo della Glamour, la personale cagliaritana “Storie di uomini in armi” sulle sue illustrazioni nel 2003. Ma soprattutto, il rispetto degli editori e l’affetto dei tanti lettori a cui Ferdinando Tacconi ha donato ore di serenità e anni di passione, guadagnandosi una stima e un ricordo che ben pochi possono vantare. Grazie di tutto, Maestro!

 

 

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